Lettera di Padre Pedro
Gennaio 2007
Cari amici, come ogni anno, vogliamo condividere con voi i risultati del lavoro compiuto, grazie al vostro sostegno morale, spirituale ed economico, ed esporvi le nostre prospettive per il 2007.
Il 2006 è stato per Akamasoa un anno di progresso: abbiamo fatto un ulteriore passo avanti verso la piena autonomia delle persone nonostante le difficoltà. Un esempio su tutti è l'estensione a 2.000 persone senza risorse economiche del nostro programma di protezione sociale. Avanziamo in questa direzione, che è il nostro obiettivo, ma meno rapidamente di quanto vorremmo perchè Akamasoa non è un'isola, le nostre attività e le possibilità d'impiego al di fuori dell'Associazione dipendono dall'andamento dell'economia del Paese.
Prima di continuare a parlare di Akamasoa, vorrei esporvi il mio punto di vista sulla situazione attuale e sulle prospettive di sviluppo del Madagascar, Paese dove i miei fratelli lazzaristi mi hanno inviato in missione 35 anni fa e al quale sono così attaccato.
Lo sviluppo economico del Madagascar non è stato all'altezza delle speranze: una debole crescita economica, diminuzione del potere di acquisto sotto l'effetto dell'inflazione in gran parte legata a fattori esterni, pochi investimenti privati sia nazionali che esteri e, quindi, pochi posti di lavoro. La disoccupazione è sempre molto alta e la povertà non è diminuita. Una situazione totalmente negativa? Niente affatto. Innanzi tutto continua a progredire il programma di ristrutturazione delle strade per togliere dall'isolamento le zone rurali e per aumentare l'integrazione tra le diverse regioni del Paese; ciò contribuisce a stimolare la concorrenza e gli scambi economici interni. Progressi importanti sono stati fatti in materia d'istruzione e di sanità. E' in corso il risanamento di imprese pubbliche in dissesto finanziario. La ricostruzione dei porti, gli investimenti nell'industria mineraria, il risanamento progressivo delle finanze pubbliche, la lotta contro la corruzione, che ha invaso la società, tutto questo è da considerare all'attivo del bilancio dell'attività del governo. Dunque, molto è stato fatto dal terribile anno 2002 (anno di crisi politico-istituzionale in Madagascar ndr).
Ma questi miglioramenti non possono fare dimenticare le difficoltà quotidiane del popolo Malgascio. C'è delusione e amarezza tra i più poveri che speravano che le loro condizioni di vita migliorassero grazie allo "sviluppo rapido" annunciato dal governo.
L'anno 2006 è stato inoltre, l'anno dell'elezione presidenziale. Il Presidente uscente Marc Ravalomanana è stato rieletto al primo turno il 3 dicembre scorso. Si temevano disordini in occasione delle elezioni, invece tutto è avvenuto in un clima tranquillo, determinante per proseguire la ricostruzione del Paese. Poiché molto resta da fare.
Occorre essere realisti e ricordare che non si rimette in piedi d'un colpo un tessuto economico devastato, una società in cui la povertà ha raggiunto il 75% della popolazione, in cui la corruzione dilaga nella vita pubblica. Il cammino sarà lungo prima che il Madagascar possa conoscere uno sviluppo economico e sociale duraturo.
Ma questa situazione non deve impedire alla popolazione di essere giustamente esigente. Oggi, un Malgascio su quattro dispone di un minimo di "copertura" sociale, ma il 75% della popolazione vive ancora nell'insicurezza e nella povertà. La lotta contro la povertà è alla base della ricostruzione della società. Nessuno può darsi da fare se non gli è garantito il minimo necessario: cibo, alloggio, cure mediche. La creazione di una "rete di sicurezza" deve essere tra le priorità del governo. Oggi, la lotta contro la povertà va avanti troppo lentamente. Infine, è necessario combattere l'abbandono delle famiglie da parte di padri irresponsabili, come pure il Presidente della Repubblica ha annunciato in occasione degli auguri al corpo diplomatico.
Quale bilancio si può dare rapidamente del lavoro compiuto da Akamasoa?
L'educazione progredisce (+ 5% di allievi per il nuovo anno scolastico) e aumenta il numero degli insegnanti; i posti di lavoro creati dall'associazione sono cresciuti del 14% in due anni. Abbiamo proseguito il nostro programma di costruzione di alloggi per garantire a un numero sempre più grande di persone una vita familiare degna di questo nome; infine, dopo anni passati con noi, molte famiglie hanno recuperato la loro autonomia ritornando a vivere nel loro villaggio o nella città d'origine.
Nulla di tutto ciò può essere fatto senza la grazia di Dio e la preghiera. Che Dio benedica il Madagascar ed il suo popolo.
Padre Pedro Opeka |